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13/07/07

LA CAPANNA DELLO ZIO VLAD

Non c'è che dire,
questo viaggio mi ha sfinito -

il volo
come un treno della speranza
con madri grasse,
bambini in lacrime

e taxi che si rompono,
e mi lasciano tra le macerie
in una strada qualunque
nella periferia qualunque

a Bucarest


E non faccio una piega,

non per la disperazione endemica
come le creste sul resto e l'assenza di interesse
nei confronti del tempo
del servizio al consumatore
del dovere professionale
o l'entropia surreale
l'assurdità bulgakoviana
in ogni concetto basilare
di vita associativa

Ma quando
ho messo piede sul suolo natale,
Roma mi è sembrata quasi un posto normale.

Ho preso un taxi
e il tassista era uno degli uomini più belli
che avessi mai visto



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