Prati è un cosmo a sé.
Talmente a sé che se ti frega una volta, è la fine: non se ne esce più, si resta, per sempre, a perdersi nella sua Biblioteca di Babele, tra infiniti viali alberati, aperitivi mazziniani, androni liberty .
E nell'improbabilità pratesca, carica di assurdità e avventure ai limiti del paranormale,
capita che io abbia voglia di uscire un martedì, alle undici di sera
con la macchina parcheggiata sotto casa per allontanarmi malvolentieri dai familiari platani trionfali
e che davanti alla mia macchina, diciamo chiudendola completamente, ci sia una punto bianca
ed un gruppo di sudamericani, boliviani o peruviani, parcheggiato di fronte
a farsi le foto, in una strada di palazzi residenziali semibuia certo poco rimarchevole
con la mia macchina - zozza, abbozzata e ripiena di teste di maiale di gommapiuma viola - sullo sfondo.
Succede poi che io chieda, in italiano, poi in un clamoroso spagnolo
con voce querula e pietosa,
di spostare l'auto, che tengo que salir.
E che mi venga risposto, con un certo fastidio, in altrettanto clamoroso spagnolo:
Aspetti un momento, dobbiamo finire le foto.
Parole Chiave: roma, borges, improbabilit, inverosimiglianza, postmodernit, prati
♥ HOME
16/05/07
MIRABOLANTI AVVENTURE POSTMODERNE AI CONFINI DI PRATI DI CASTELLO
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento