Scegliere è un privilegio di pochi.
Di pochissimi anzi- basta valutare il meccanismo di selezione (non solo umana, anche di gusti, di hobbies, di cibo, di oggetti- di scelte) per capire che, nella maggior parte dei casi, le soluzioni adottate sono indotte, facili, comode, casuali.
Basate spesso sulla pralinatura di superficie. Non è questo che mi fa incazzare (l'amarezza, grazie a Dio, me la sono fatta passare).
Adesso, posso tollerare che esistano esseri umani che preferiscono l'hamburger di un fast food al filetto, che lodano il tavernello, che idolatrano i ciondoli cinesi.
Ma devono morire- loro e l'hamburger, perché col buonismo mi ci faccio il sangue amaro e senza pure, ma almeno mi sfogo.
Allora dovremmo essere noi (cioé io soggetto percipiente) a dover rifiutare i contatti con questi sub-umani, a cui la democrazia antropologica permette anche di continuare ad esistere (e che, in qualche modo, loda e accetta).
Ad accettare che continuino a preferire il basso all'alto, il nulla al tutto, ma anche al 'qualcosa'.
Dovremmo essere noi a dire basta.
Ma quei cinque minuti di rodimento prendono chiunque, e in questo momento hanno preso me.
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24/10/06
RIDEFINIZIONE DEL CONCETTO DI QUALITÀ (MANUALE D'USO)
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